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Piani di sviluppo

Per una massima e razionale utilizzazione del territorio e delle sue risorse la pianificazione garantirà maggiore stabilità dei prezzi ed eviterà un inutile accumulo di eccedenze di prodotto che causano l'esposizione dello stato con interventi di cassa.
La pianificazione come noi la intendiamo è un contratto tra le parti sociali: produttori, lavoratori, enti locali.
La pianificazione economica dovrebbe essere basata su quattro fattori fondamentali: il costo di produzione, la produttività, il potere d'acquisto e la necessità collettiva. Oltre a questi fattori si dovrebbero considerare le risorse naturali, le caratteristiche geografiche, il clima, il sistema fluviale, il trasporto, le potenzialità industriali, il retaggio culturale e le condizioni sociali.
La nazionalizzazione di industrie in fallimento, allo scopo di mantenere i posti di lavoro per far si che i consumi non calino è un errore. Si dovrebbero invece sviluppare le industrie e le produzioni che possano avere un mercato locale immediato, perché le manovre economiche che hanno il solo scopo di incrementare il consumo, dando sovvenzioni perché questo avvenga, sono sprechi che molto presto vengono pagati collettivamente. Dovrebbe essere sempre seguito il principio di massima utilizzazione delle risorse e delle potenzialità, evitando di retribuire lavori che non siano una reale risposta alla domanda di consumo. Il surplus di produzione dovrebbe essere esportato solo dopo che si sono soddisfatti i consumi locali.
La pianificazione economica dovrebbe essere effettuata solo dai cittadini economici di una zona, senza imposizioni e interferenze dall'esterno.
Sulla base della programmazione a livello provinciale, si dovrebbe sviluppare un piano coordinato a livello nazionale. La programmazione centrale è stata un fallimento totale in tutti i Paesi del mondo, questo tipo di approccio dal basso verso l'alto potrebbe essere la soluzione al problema, perché distrugge la radice dell'accentramento economico.